Isola Tiberina

L'Isola Tiberina sorge nel mezzo del fiume Tevere, a Roma. In questo Blog sono raccolte notizie, commenti, attualità e tutto quanto è connesso all'isola e alle attività che vi sono ospitate, tra cui si distingue l'ospedale Fatebenefratelli.

29 gennaio 2009

Tevere, ecco la piena che non passa

di Paola Natalicchio
Da: L'Unità - 28 gennaio 2009

Basta prendere il tram numero 8. Molti turisti lo fanno, ogni giorno, per raggiungere, da Trastevere, Largo
Argentina. E quando arrivano su Ponte Garibaldi, la vista è sempre la stessa: l’isola Tiberina, la sinagoga, il fiume
che si slancia verso il mare. Peccato, allora, per chi ha visitato Roma negli ultimi cinquanta giorni, quelli passati
dalla piena del 12 dicembre. Sono arrivati lì davanti, faccia sul finestrino, aspettandosi la solita, irripetibile,
cartolina. In cambio, invece, solo un pugno nello stomaco. Ai fianchi del fiume, il degrado. E per almeno un mese
le cose sono destinate a rimanere uguali.
Ponte Cestio, Ponte Sant’Angelo, Ponte Milvio. Il degrado
siede sui fianchi del fiume per chilometri, lungo tutta la città.
Sulla destra del Fate Bene Fratelli, ammassato sulla riva, un
cumulo di lamiere e travi di legno è quel che resta del pontile
d’imbarco del molo «Anguillara», dove passava il battello per
il giro sul fiume. Servizio sospeso, fino a data da destinarsi.
C’è anche lo scheletro di un’imbarcazione abbandonata. La
muffa verde ovunque. Il tutto legato in pericolo con una
lunga fune di corda e d'acciaio attorno al tronco di un albero,
ai piedi della strada. Peggio ancora la scena sotto Ponte
Sant’Angelo, dove per cinque giorni rimasero incagliati, sotto
le statue del Bernini, i tre barconi che impegnarono, la sera
del 16 dicembre, per la loro rimozione, oltre 100 militari, tra
Protezione civile, Marina militare e Vigili del fuoco.
Chiunque può scendere da solo a vedere. Aprire il cancello che parte dalla fine del ponte, sul lato opposto alla
Mole Adriana, dove non c’è nemmeno una transenna a sbarrare il passo. Scendere le scale, affacciarsi sulla
banchina. Sulla sinistra, due grandi carcasse arrugginite di imbarcazioni accidentate. Pochi passi avanti, un pezzo
di barcone non meglio identificato, tenuto fermo con una fune. Tutt’attorno, panchine rovesciate, lampioni
spezzati e immersi nell'acqua. Ponti divelti, recinzioni sottosopra. Non va meglio ai piedi di Ponte Milvio. Sotto gli
occhi di chi fa jogging sulla pista ciclabile a due passi dal Foro Italico, una schiera di alberi nei cui rami è
impigliato di tutto: buste di plastica, maglioni, valigie, carrelli per la spesa. Difficile credere che per un mese e
mezzo nessuno se ne sia occupato, del biondo fiume. Eppure è davvero questo il Tevere che oggi fotografano i
turisti, abitano i proprietari dei barconi, guardano con sgomento gli abitanti della città. Una discarica a cielo
aperto.
Spiegare come si sia arrivati a questo punto significa avventurarsi in un labirinto. Già nell'ordinaria
amministrazione, la gestione del fiume è complessa. Sono tre gli enti che governano le inquiete acque del tratto
urbano tiberino. Uno è l'apposito ufficio regionale dell'Ardis (Agenzia Regionale di Difesa del Suolo), che si occupa
del bacino idrico. C’è, poi, l’Autorità di bacino, istituita vent'anni fa, che dovrebbe funzionare come ente
supervisore. Non ultimo, però, il Comune. È proprio il Campidoglio, infatti, ad avere la responsabilità della pulizia
delle banchine e della valorizzazione turistica del fiume. «Per la pulizia, aspettavamo i fondi straordinari. Non era
nella nostra forza economica provvedere altrimenti. Parliamo almeno di 1-2 milioni di euro», spiega, però, il
delegato al Tevere della giunta Alemanno, l’assessore all’ambiente Fabio De Lillo. «I soldi sono stati appena
sbloccati dal Governo. Adesso passa tutto nelle mani della Protezione civile regionale. Noi collaboreremo, certo.
Metteremo a disposizione i nostri giardinieri».
La piena di dicembre, infatti, è stata un evento eccezionale e, in quanto tale, ha coinvolto nella sua gestione
anche il Dipartimento Nazionale della Protezione civile diretto dal sottosegretario Guido Bertolaso. Producendo,
peraltro, la recente nomina di un Commissario straordinario per la gestione delle conseguenze dell’emergenza: il
presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. La delibera di cui parla De Lillo arriva il 16 gennaio dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è la 3734. I fondi per il Tevere sono citati all’articolo 8. Servirà almeno un
mese perché l’ordinanza diventi operativa. Per cittadini, fiumaroli e turisti, serve ancora pazienza.